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.:: JERRINEZ/LA CORTE

Anno di uscita: 2009
Supporto: CD
Etichetta: Dizlexiqa/cAp 06
Durata: 30' 22"
Costo: 5 euri od offerta liberta richiedendolo ad A/ Rivista Anarchica

  1. La lingua Batte
  2. La Corte
  3. Bohemien
  4. 24 Miles
  5. Betty boop
  6. The bees are running
  7. Banani
  8. Uscita Milano Certosa

 

 

.:: RECENSIONI

da Beautiful Freaks n.35 dic 2009

Jerrinez - La Corte (Dizlexiqa-cAp06)

I Jerrinez sono come una di quelle ragazze che incontri per la prima volta e alle quali dedichi una sega, sdraiato sul letto sfatto nella camera in penombra. Se i Jerrinez fossero una ragazza chiederei loro di uscire. Starei ore ad ascoltarla parlare della sua Milano con una birra in mano, guardando il suo chiodo infilzato dalle spille che trasuda '77 (La lingua batte). Sicuramente mi parlerebbe come un giovane Godano al femminile (La Corte) e finita la birra chiederebbe del vino rosso lodando Vinicio Capossela (Bohemien) per poi buttarsi sui poliziotteschi anni'70 (24 miles). Rotto definitivamente il ghiaccio mi confesserebbe di amare alla follia i C.c.c.p. ma di apprezzare anche il jazz (Betty Boop) e gli Stooges (The bees are running) e che secondo lei Lindo Ferretti e Pierpaolo Capovilla sono i più grandi poeti che l'italia abbia mai avuto dopo De Andrè. Credo che mi innamorerei all'istante di una ragazza come i Jerrinez , e al momento di congedarci malinconici tra una nuvola di fumo so già che sentirei la sua mancanza (Uscita Milano – Certosa). (Arturo Bandini: polluc3@hotmail.com)

http://www.hatetv.it

By: ilaria rebecchi

La Corte è l'esempio di come il rock possa sfondare i margini della propria essenza sonora in alternative sperimentazioni suggestive persuase da liriche d'assalto, fiere e salvifiche. Così i Jerrinez si palesano nel cantautorato indie-rock in cui spicca l'incipit de La Lingua Batte , possente e vigorosa, per poi affondare gli artigli artistici nella title-track, suadente, sacrale e alla De Andrè nel testo sprezzante, poetico, moderno e incisivo.
La materia sonora creata anticipa così un album di rilievo, in cui somiglianze sonore a geni quali CCCP, Gogol Bordello e Sonic Youth si assemblano nella costruzione di un post-rock alternativo, ora post-punk, ora cantautorale, ora raffinato ( Bohemien ), ora ( 24 Miles ) polimorfo nello sposalizio strumentale, ora d'atmosfera un po' dark ( Betty Boop ), ora ostinato e forsennato, fervido e magnetico ( The Bees Are Running ), ora miscela di musica e teatro alla Pierpaolo Capovilla e Giorgio Canali ( Banano ), e ora, infine, delicatezza ricercata di suoni e voci ( Uscita Milano Certosa ).
Spiazzano, magnetizzano, si fanno ricordare nell'originalità sonora e potenza verbale, si fanno amare per creatività post-rock e poetica ferocemente ironica.

Da intenditori. Splendido!

blow up#136 (settembre 2009)

La Corte - CD Dizlexiqa/Cap06 - 8t-30:32

Sono passati tre anni dall'ultimo incontro con Christian Boniardi (basso, voce), Filippo Petrogalli (chitarra, voce) e Michele Mazzon (percussioni). Era (è) l'album live insieme al trombonista Federico Cumar, disco di conferma dello spessore di una band che, assimilati i linguaggi del post-punk, del jazz e della musica popolare, sputa note e sangue in un proprio dialetto urbano, suonando una musica lottatoria. "La Corte" è un concept, "è il simbolo della Milano operaia...Uno spaccato di quotidianità vitale, popolare, calloso...a volte decadente, a volte tragicomico. Un baluardo contro la modernità liquida."
Le canzoni toccano i nervi scoperti di un disagio cronicizzato. D'impatto fisico, rabbiose la title track e Banani , la prima amara e quasi melanconica la seconda grottesca e un poco acida ( "inciampo, cado / la faccia sul cemento / così confermo una massima risaputa / il problema non è mai la caduta / ma che a prescinder dal coraggio / il problema è l'atterraggio" ). Betty Bop conferma la capacità di scrivere in maniera intelligente e aperta, trasformando il post punk anthemico in prolassi blues jazz. Strizzano l'occhio ironicamente al grunge ( The Bees Are Running) giocano col funk ( 24 Miles ) ma soprattutto proseguono la tradizione del menestrello metropolitano (Paolo Rossi, Jannacci, Capossela): Bohemien parte scontata, poi s'incolla al cuore. Si buttano con coraggio nella palude della ballata. Ci sono echi di House of the Rising Sun negli accordi di Uscita Milano Certosa, ma quando l'elettricità alza i toni e gli ampli svirgolano, allora davvero viene voglia di andare su al nord per vedere se, come dicono i Jerrinez, in una "città oramai così ostica e inospitale nascono banani e tulipani." E se la rivoluzione oggi è quella dei piccoli gesti, penso che anch'io comprerò una copia del disco per farmi regalare un bulbo di tulipano da piantare nella capitale morale (...) d'Italia. (7)           
Dionisio Capuano

da A/Rivista anarchica
Richiedete il cd con una offerta libera per la rivista!!!

JERRINEZ "La corte" CD [offerta libera]

Sono giovani, i Jerrinez, e da una cantina di due metri e mezzo per tre escono a farsi le ossa nei giri piccoli e precari: centri sociali, pub, feste, dove capita. A forza di suonare le loro ossa si sono fatte più dure, e così pure i loro sguardi. Offrono una mescolanza ruvida e battagliera di rock e rumore che non ha una direzione precisa se non quella di inseguire un qualche incubo per mettergli le mani addosso (ma sul loro sito citano Bruce Springsteen confessando il desiderio di rincorrere ben altro...). I pezzi sono strumentali strani e grossolani, qualcuno è degenerato in una canzone insonne con dentro un testo che più che cantato è gridato. Scavando dentro a ciascun pezzo ci si possono trovare tracce di Fugazi e Sonic Youth testimonianza di ascolti ripetuti e di una certa sedimentazione nel cuore. L'attitudine generica che traspare dall'ascolto potrebbe ficcarli nell'ipotetico scatolone filopsichedelico con certe venature blues a stelle e strisce raccontati dalle riviste specializzate italiane, ma l'odore è e resta inconfondibilmente quello delle cantine milanesi (cosa che, alle orecchie di chi scrive, non costituisce affatto nota di demerito). Sorpresa piacevole: ogni tanto si sente il respiro di Guido Mazzon, tromba militante e leggendaria che nessuno sbirro è mai riuscito ad imprigionare, che ha lo stesso cognome del batterista.

da Khatodik.it
Jerrinez ‘La Corte'
(Dizlexiqa/cap06 2009)

Solo chi ama profondamente una città in decadenza e prova rabbia per ciò, potrebbe produrre un disco poetico e gintoso come “La Corte”, quarto lavoro di questo trio milnaese, formatosi nel 2000.
Questo disco può essere considerato a tutti gli effetti un concept album, dato che gli otto brani vengono considerati dal gruppo otto capitoli di un romanzo popolare. La corte è il luogo simbolo della Milano operaia e laboriosa di un secolo fa, ma è anche il rapporto con il potere ed il rifiuto della sua brutalità e della cecità delle autorità precostituite. I Jerrinez sono ben consapevoli della decadenza che sta vivendo la loro città e proprio per questo non la accettano, così hanno deciso che ad ogni acquirente del disco verrà regalato un tulipano per ridare colore a Milano.
Consideriamo poi che questo gruppo appartiene alla tradizione dei centri sociali e delle occupazioni.
Andando alla musica, il lavoro è lodevole, non solo per l'intenzione appena descritta, ma anche per la completezza dei suoni, dato che la rabbia emerge tanto nell'harcore di scuola Kina - Gli aeroplani cadono de La lingua batte , quanto nella sottile ironia, condita ancora di hardcore di Banani . la completezza di questo disco emerge poi nell'omaggio a Miles Davis in 24 Miles , grazie alla collaborazione del trombettista Guido Mazzon , e nel valzer francofono di Bohemien , fino al rock squadrato ed irruente di The bees are running .
Almeno sappiamo che a Milano c'è ancora qualcuno disposto a far risollevare la città e che non si lascia intimidire dalla produttività e dalle infrastrutture a tutti i costi. Aggiunto: August 23rd 2009
Recensore: Vittorio Lannutti
Voto: 4 stelle su 5!

Da In Your Eyes-iyezine.com:
http://www.iyezine.com/recensioni/651-jerrinez-la-corte.htm Jerrinez-La Corte
a cura di Il Santo
4 Agosto 2009

Premessa del recensore n°1:I Jerrinez sono indubbiamente un gruppo punk.
Lo sono nell'attitudine,nel modo di porsi,nell'essere legati ad una realta' autogestita (nel loro caso alla cascina Trochiera)e, in un certo qual modo,anche nel suono che propongono anche se questo,come tutti abbiamo ormai metabolizzato, e' il lato meno importante del concetto.
Premessa del recensore n°2:A me piacciono i Ramones,il garage-punk piu' rozzo e primitivo,il power-pop e tutta la musica piu' semplice" che orecchio umano abbia potuto ascoltare dai primordi ai giorni nostri.
Esaurite queste due premesse,nel mio caso necessarie,passero' alle mie considerazioni sugli otto pezzi che compongono questo cd.
Il primo pezzo "la lingua batte" e' il piu' veloce e coinciso ed e' indubbiamente il mio preferito, il secondo "La corte" ha echi lontani della new wave meno convenzionale ed e' un brano niente affatto disprezzabile,mentre il terzo "Bohemien" potrebbe essere
un pezzo del repertorio di un Caposela meno eccentrico e pieno di se'.
Fin qui tutto bene,non li ascolterei tutti i giorni ma i Jerrinezmi garbano non poco, sono eclettici e pure divertenti.
Ma poi si passa ai pezzi 4 e 5 "24 miles" e "Betty Boof" due canzoni mediamente lunghe piene di intrugli jazzistici fini a se stessi che fanno tanto intelletuale ma, personalmente,sono di un tedio davvero notevole.
Si torna su binari a me piu' consoni con "The bees are running" con ritmi spezzettati che rimandano ai Primus e con "Banani" dove sembra di riascoltare i migliori Skiantos,se solo i nostri possedessero la dote della coincisione.
Il finale "Uscita Milano Certosa" e' una lunga litania che mi annoia non poco e che, in tutta franchezza,non sono riuscito ad ascoltare fino alla fine.
Riassumendo la band ha capacita' notevoli,fantasia e grandi possibilita' di piacere alla stragrande maggioranza di chi legge questa 'zine,pre quanto mi riguarda,ho alcune riserve ma,forse,non ero il piu' adatto a recensirli.

Da http://nostrolaceranteamor.splinder.com

Metafora calcistica: se ci fosse una nazionale italiana fatta di band e musici rock'n'roll, i Jerrinez verrebbero convocati di diritto per rivendicare la nobiltà di un ruolo ormai scomparso: quello del libero. E' stata questa la prima suggestione che mi è venuta in mente ascoltando il loro nuovo disco, " La Corte ". Una suggestione di stampo romantico e pallonaro, con cui mi diverto ad aprire questa pseudo recensione per sottolineare due aspetti.

Il primo: so per certo che per almeno un paio di Jerrinez la sacralità in quello sport è rappresentata da una maglia strisciata numero 6 che ha reso il ruolo immortale. Il secondo: le canzoni di questo disco sono incisive e salvifiche proprio come gli interventi estremi di quel vecchio libero.

In realtà l'apertura è affidata a un brano che di difensivo non ha proprio nulla, visto che "La lingua batte" è un feroce assalto punk che sfocia in un inciso memorabile: " non si cancellano i ricordi, anche se il  tempo dice basta! " ha infatti l'efficacia e la semplicità di uno slogan, e la profondità di una cicatrice.
Cicatrici che tornano a sanguinare in altri due pezzi: se quelle della "Corte" sono cerniere che legano insieme smarrimento e rabbia (" Non c'è nessuno in questa posto/Non c'è nessuno è questo il punto/Non riconosco questa corte/Ora vediamo chi è il più forte ") quelle di "Bohemien" rivendicano abissi di disprezzo per le " ostriche e i milioni, le cene coi figoni " e per tutta quell'attitudine tipicamente milanoise dell'apparire come unica ossessione. 

Un disco ruvido, appassionato ed eterogeneo, in cui vengono mescolate le atmosfere di CCCP, Sonic Youh, Gogol Bordello, Enzo Jannacci e perchè no, Nanni Svampa. Aggiungeteci anche una voce isterica che come timbro ricorda il miglior Guccini, quello sbronzo..

A impreziosire il tutto i fraseggi della tromba di Guido Mazzon e, nel brano di chiusura, l'armoniosa voce di Margherita Giorgio.

Ma a lasciare il segno sul sottoscritto sono poi le cose più dirette, come la danza ostinata e poetica di "Betty Boop", e la feroce ironia di "Banani" (" Il problema non è mai la caduta, ma è che a prescindere dal coraggio/il problema è l'atterraggio "). Insomma, un album che suona crudo come un live in un centro sociale (non è un caso che sia stato registrato al Torchiera), e che è talmente lontanto da cliche' e ammiccamenti modaioli da rappresentare un piccolo e cocciuto ostacolo alla continua deriva del rock italico.

Tornando alla metafora calcistica: fate pure i giocolieri, tanto da qui non si passa.


.:: JERRINEZ & MAZZON/CUMAR

Anno di uscita: 2006 Supporto: CD

Etichetta: Dizlexiqa Durata: 35' Costo: 5 €

Tracklist:

01. Intro

02. Festa n.2

03. Blu

04. Settimo

.:: Recensione di JERRINEZ & MAZZON/CUMAR dal n. 105 di BLOW UP

Parlando di "Motel Singapore" dicemmo che i Jerrinez su disco sembrano in gabbia. intendevamo dire che lo "studio" li limita. La loro nuova uscita in compagnia di Guido Mazzon (tromba) e Federico Cumar (trombone) è un LIVE che attesta, a contrariis, quanto sopra. Musica (meno) jazz-(più) math rock noise assai sciolta, con spazi improvvisativi (Festa n.2), al limite prevedibili, ma che sono la cosa "sbagliata" al momento giusto. Funk tra Davis e Napoli Centrale (Blu). E due lunghe tracce da manuale. P.P.P. prova di libertà espressiva (prevale la zoppia rock '70, ma va bene lo stesso: il finale hard, canterburiano ci gusta...) e Settimo, uno dei più bei incubi a cartoncino ascoltati di recente: venti minuti malinconici e feroci. ....la città ha branchie capienti/ ricettacolo dei dormienti/ e si muovon con dei fendenti/ i suoi tentacoli sconvolgenti. Roba da farci un bel corto, caro Kentridge. (7 ) Dionisio Capuano

.:: WU MING about JERRINEZ/MAZZON-CUMAR LIVE 2005

Di seguito il commento a LIVE 2005 che il collettivo letteraio Wu-Ming ci ha inviato.

" Il cd mi è piaciuto e tuttora mi piace. Il connubio mi sembra felice. L'ho ascoltato già due-tre volte nell'iPod, in viaggio, e ogni volta colgo diverse sfumature, e mi vengono in mente svariate cose. Tromba e trombone usati in quel modo mi fanno pensare ad altre band che magari non c'entrano nulla, anzi, sicuramente non c'entrano, ma quando la musica ti porta a libere associazioni, a passaggi in dimensioni parallele, vuol dire che funziona. Non intendo dire che "suonate come Tizio o come Caio": parlo di musica *evocativa*, non "derivativa". Se la musica evoca, funziona. Ad esempio, dopo avere ascoltato voi mi è venuta voglia di ascoltare "Forever Changes" dei Love (che poi, a rigore, non erano loro a suonare, perché troppo strafatti: quelli che si sentono nell'album sono quasi sempre dei session men), segnatamente "A House Is Not A Motel". E forse qualcosa c'entrano, i Love, visto che i Jerrinez rivendicano una vena "californiana". Poi, rimbalzando di qua e di là, sono arrivato a Primus e Splatterpink. Il testo di "Settimo" è molto ben scritto, con tutti quei versi sdruccioli. Sono di dieci sillabe ma vanno considerati novenari, perché nella metrica italiana l'accento cade sempre sulla penultima sillaba. Se cade sulla terzultima è come se l'ultima fosse muta. Tecnicamente, sono novenari "trocaici", cioè hanno l'accento sulla terza e sull'ottava sillaba: "im-per-vèr-sa-no-ri-tior-già-sti-(ci)". E' il metro di certa poesia giullaresca. Mi piace il modo in cui il testo viene urlato/salmodiato. Ragion per cui, grazie di averlo spedito.

 

da Sonicbands.it

A circa un anno dall'uscita del loro primo disco ufficiale, quel sorprendente "motel singapore", licenziato dalla dizlexiqa records, ecco una nuova auto produzione per la band milanese dei jerrinez.

la veste sonica non è quella solita della band, questo nuovo lavoro è un live strumentale con l'inserimento del trombonista federico cumar a fianco della tromba di guido mazzon. il noise e la psichedelica di "motel singapore" sono ancora presenti qui, ma lasciano maggior spazio al free jazz che contaminava saltuariamente i brani del vecchio disco. c'è da dire che i fiati danno un tocco decisamente elegante ad ogni composizione creando un'atmosfera avvolgente, ma anche "tesa" a tratti. "festa n.2" e la conclusiva splendida traccia "settimo" (già presente sul precedente lavoro, l'unica che registra la presenza di parti vocali in questo "live"), sono le canzoni che preferisco. un disco un po' fine a se stesso, ma decisamente bello ed utile a confermare i jerrinez tra le migliori proposte underground italiane

 

 

.:: MOTEL SINGAPORE

Anno di uscita: 2005
Supporto: CD
Etichetta: Dizlexiqa
Durata: 43:40
Costo: 5 €

Tracklist:

01. Motel Singapore [mp3]
02. Atomika [mp3]
03. Il Tangaccio [mp3]
04. Il Branco
05. Festa [mp3]
06. Un Disertore
07. Settimo

.:: RECENSIONI

Recensione da Freequency (24 giugno 2005, pag.28)
http://www.freequency.it/index.htm

JERRINEZ "Motel Singapore", title track e prima traccia dell'album, è una breve storia raccontata con uno spirito acido e musicata con un rock d'autore. I Jerrinez, band di Milano nata nel 2001, sanno come far parlare le note, per questo si basano su lunghi monologhi strumentali caratterizzati da una personalità psichedelica deviata dall'acid jazz. Sanno anche come dirottare queste sonorità verso il post-rock - la bellissima "il branco" sembra uno strano incontro tra i Nada Surf e i Perturbazione - e mantenere sempre alta la tensione, sino all'ultimo respiro, "Settimo".
Tirza Bonifazi


Recensione da Kathodic (maggio 2005)
(http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=1750
)
Jerrinez 'Motel Singapore'
Risale a quattro anni fa l'esordio dei milanesi Jerrinez, rock energico e viscerale coinquilino a lievi introspezioni post.
Testi rivolti al disagio e ai vizi e mali del nostro tempo; Motel Singapore nasce sporco in qualche periferia di metropoli industriale, parla di prostitute, fame e guerra e soprattutto mette in allerta in quanto sempre possibili bersagli.
Un sincero disco rock, al quale piace dilettarsi, durante i tempi morti della voce, in frequenti fraseggi a tinte malinconiche con la tromba di Guido Mazzon, che tanto ricordano le paranoie più profonde dei Massimo Volume o il 'succo acido' sprigionato dagli A.F.A..
Nonostante accostamenti vari, il disco conserva una sua dignità, non troppo creato al mixer ma suonato ruvidamente, un suono spesso che nella title-track, nonché inizio del cd, ricrea quell' atmosfera monolitica stoner tanto cara ai primi Q.O.T.S.A, mentre Festa mette in evidenza la gioia funk con un flusso di voce 'megafonata', più sopportabile delle urla metal/hard rock di alcuni pezzi.
Disco senza dubbio ben suonato, con ampi spazi di crescita ma per adesso ancora in fase germinale
Andrea Bontempo

Recensione da Speak my language (maggio-giugno 2005)
(http://www.shyrec.com/sml/06/mus_new_Jerrinez.html)

Jerrinez - Motel Singapore
L'esigenza di esprimersi tipica del rock cosiddetto "metropolitano" è la forza di Motel Singapore, primo lavoro dei milanesi Jerrinez.
La loro proposta musicale è una sporca miscela di noise, punk e melodie mediterranee, l'inquietante obliqua contaminazione dell'underground degli ultimi vent'anni, che partorisce canzoni sbilenche ma oneste, quasi fosse free jazz.
Non altrettanto liberi sono i testi, molto lirici ma -a tratti- prolissi, frutto di un evidente studio che predilige la forma alla sostanza, sacrificando il significato all'assonanza, scelta coraggiosa ma discutibile.
Nel complesso un disco istintivo, sanguigno, privo di saggezza ma non di consapevolezza.
Piacevolmente anarchici.
Stefano Doro

Recensione da Sonicbands (marzo 2005) (http://www.sonicbands.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1250&mode=&order=0&thold=0)
Jerrinez - Motel Singapore
Coadiuvati dall'etichetta indipendente Dizlexiqa Records, esce il nuovo Jerrinez, band milanese che già da qualche anno si segnala come tra le migliori nuove proposte della scena underground italiana.
Un sound di primo livello, che unisce la forza rock, alle idee indie di scuola americana, senza dimenticare la lezione del rock italiano di band quali CCCP, Santo Niente e Marlene Kuntz. Nel sound dei Jerrinez (sostenuto da una buonissima tecnica) noise, psichedelia e stoner, vanno a braccetto con incursioni free jazz ed interpretazioni vocali ispirate. I brani sono quasi tutti ben ritmati e ruvidi nella sostanza, le atmosfere avvolgenti, basta sentire la cavalcata psichedelica di "Atomika" per sintetizzare le potenzialità di una band che mette indubbio gusto in ogni traccia. Quest'ultima appena citata, rimane strumentale per buona parte del minutaggio, fa poi il suo ingresso la voce dopo quattro/cinque minuti incazzando ancor più l'atmosfera già tesa, probabilmente il brano migliore dei sette proposti. Non si preoccupa di standard artistici o di canzoni contenute in qualsivoglia minutaggio "Motel Singapore", che sin dalla partenza fa agitare con la ritmica incalzante della titletrack. La contaminazione del suono Jerrinez sembra trovare buon riscontro un po' in tutte le tracce, soprattutto "Il Tangaccio", "Il Branco" e "Un Disertore" mi colpiscono maggiormente senza, in ogni modo, voler dimenticare i restanti brani tutti interessanti. Bravi quindi i Jerrinez che meritano certamente maggior visibilità di quella che hanno attualmente. Tanta originalità deve toccare più persone possibili.
Igorrr

Recensione da smarz!zine (marzo 2005) (http://www.smartzrecords.org/distro/default.asp)
JERRINEZ: MOTEL SINGAPORE [CD] - ita (dizlexiqa) - 5,00 €
secondo disco per i milanesi jerrinez: quartetto di rock saltellante fra le cui fila milita qualche ex-less than zero (e si sente!). rock saltellante dicevo, ma ansioso, sempre sullo spigolo (anche quando la tromba di mazzon crea qualche atmosfera più distesa) pronto ad esplodere in ritornelli carichi di melodia che entrano nel cervello già al primo ascolto (onda d'urto atomica.... ti sorprenderòòòòòòò). ma non franteindetemi, non è il rock italiano quello da depressi, anzi è strambo al punto giusto! se nel primo disco sembravano come se capossela volesse suonare i diaframma, ora mi sembrano più orientati verso un suono tutto loro e questo non può che essere positivo. ne sentiremo parlare.


.:: DEMO

Anno di uscita: 2002
Supporto: CD-R
Etichetta: autoproduzione
Durata: 37:36

Tracklist:

01. Intro
02. Canzone Del Pugile [mp3]
03. Surfin’ Dark
04. Cellophane [mp3]
05. Allarme Notturno
06. Se Tu Mi Ami
07. Affetti Infetti
08. In Memory Of J.
09. Favole
10. Twestern End

.:: RECENSIONI

Recensione da BLOW UP n.52, settembre 2002
Possiamo credere che si siano ispirati ad artisti come Sonic Youth (“certo” uso di chitarra), Tom Waits (“certi” arrangiamenti jazz-blues cubisti), Fugazi (“Surfin’dark), Massimo Volume (“Cellophane”, ma la voce sembra di Freak Antoni) e CCCP (il punk di “Se tu mi ami”). Andrebbe d’aggiungere, quanto meno, Vinicio Capossela (“Canzone del Pugile” e che mi dite di “Affetti Infetti”?), Calexico e molta ironia. Ma se le influenze sono eterogenee poi il risultato ha l’omogeneità, la freschezza, l’asprezza e i retrogusti del gazpacho. Appassionante l’hard-jazz di “Allarme Notturno” e assolutamente da favola il rock-noise di “Favole”. Dal vivo dovrebbero essere una potenza. E’ il mio disco per l’estate. (voto: 7/8) Dionisio Capuano

Recensione da SONICBANDS.IT
Questo dei Jerrinez è un lavoro assolutamente sorprendente e curioso, passiamo da un brano all’altro senza stancarci mai , grazie alla variegata gamma di suoni che presentano.
Ritmi ruvidi, suoni acidi, pezzi strumentali di grande atmosfera si alternano a cantati interpretati magistralmente, con testi interessanti e ben congeniati, che danno vita ad una rincorsa di parole che viene arricchita dall’unicità delle due voci assolutamente inimitabili.
Poi ci aggiungiamo strumentisti con personalità e tecnica che riescono ad abbracciare le liriche con suoni impensabili, il tutto fa del sound Jerrinez un concentrato di fresca follia in labirinti musicali.
Possiamo sentire di tutto in questo lavoro, psichedelica anni ’70 , spruzzi di jazz (in “Allarme notturno“), punk, richiami surf, un poco di Sonic Youth e Tom Waits, in una spirale conturbante.
Di sicuro le idee e l’originalità non mancano a questo trio milanese.

Recensione da SMART! ZINE (aprile 2002)
Una bella sorpresa invece il promo cd dei Jerrinez. Dopo un'intro degna dei capostipiti Less Than Zero (da cui proviene il batterista Michele) parte il basso saltellante de La canzone del pugile e subito mi rendo conto delle potenzialità tecniche e produttive del trio milanese, le cui influenze spaziano dai Mano Negra (appunto, nel Pugile) ad un più probabile Vinicio Capossela, che ci tornerà in mente anche dopo in Affetti infetti. Non posso trattenermi dal citare anche Le Consuetudini di Torino, mitico gruppo di crazy-cantautorato tra le cui fila milita anche SabinodeiBelliCosi, di cui esce un cd proprio in questi giorni - cercatelo! Dopo un paio di episodi un po' più anonimi come Surfin' Dark e la strumentale Allarme notturno sta per arrivare un'altra hit: Se tu mi ami. Mi chiedo se sia una cover dei Diaframma (ho solo un disco loro, molto bello!) ma mi viene invece assicurato che è di Bobo Jerrinez in persona. Stessi ritmi, stesse sfighe quotidiane dei toscani. Se tu mi ami mi potresti ospitare? Ancora ritmi alla Ustmamò in In memory of J. mentre chiude la bella Western end con tanto di trombetta. Direi che su 10 pezzi almeno la metà sono veramente di ottima fattura, e il tutto è ottimamente registrato, insomma manca solo più qualche bella etichetta che lo voglia pro o coprodurre, quindi gli interessati si facciano avanti contattando jerrinez@libero.it.

Recensione da CARTAIGIENICAWEB N°30 – supplemento a Stampa Alternativa, giugno 2002
Questo promo cd dei milanesi Jerrinez mi ha piacevolmente sorpreso, specie per l’originalità delle voci dei due solisti e le intriganti melodie; i testi – in italiano – raccontano storie di varia natura, un vasto campionario umano che spazia dal pugile sconfitto ad inquilini sfrattati. I riferimenti musicali sono molteplici, ma a mio parere i dieci brani che compongono questo esordio discografico hanno un che di rock pop obliquo –anche grazie al delirante lavoro del banjo e della tromba- condito da belle atmosfere metropolitan crepuscolari (sentitevi Se tu mi ami su tutte) che istintivamente omaggiano il guru Tom Waits. Tecnicamente ben realizzato, ottimi gli intrecci di chitarra e basso, brani ben strutturati e arrangiati. Insomma, questi Jerrinez non sono davvero niente male e il riascolto viene spontaneo.
La base di partenza c’è, ed è importante, vediamo dove li porterà.

Recensione da SODAPOP
Un gruppo "troppo"... Troppo veloce per giocare alla Calexico, troppo ironico per essere i nuovi Massimo Volume, troppo distorto per evocare gli spettri della chitarra elefante degli Yo Yo Mundi, troppo educato per richiamare Tom Waits, troppo poco tradizionale per spingere Vinicio Capossela, troppo semplici per jazzeggiare maledettamente, troppo diretti per essere obliqui... Troppo. Tutti questi troppo andrebbero secondo me meglio incanalati, meglio focalizzati. Non mi si voglia prendere per uno a cui i gruppi con troppe influenze non piacciono, Fingertips dei They Might Be Giants è uno dei miei pezzi preferiti... Quindi il mio consiglio è quello di intraprendere una definitiva e chiara strada, anche se non battuta da uno dei loro numi tutelari. Lasciarne indietro alcuni non sarebbe pertanto nè un dramma nè un danno, le scelte stanno alla base della musica prima ancora dei compromessi. Non mi si voglia altresì prendere per uno a cui il disco non è piaciuto. Alcuni spunti sono decisamente interessanti, anche se spesso fuorvianti. Il mio pezzo preferito è lo strumentale che sta in chiusura, non maledetto ma benedetto, dalla pista che unisce i Rocket From The Crypt più lenti a Morricone.

 

 

 


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